Accettare ciò che una relazione non può dare
C’è un tipo di dolore nelle relazioni di cui si parla poco. Non è il dolore della rottura, né quello del conflitto aperto. È un dolore più silenzioso, che si annida nelle pieghe della quotidianità. È il dolore di chi resta in una relazione e, lentamente, fa i conti con ciò che quella relazione non potrà mai offrire.
Può essere il partner che non riesce a dare quella profondità emotiva che si desiderava. Il genitore che non sa offrire il riconoscimento di cui si avrebbe bisogno. L’amico che c’è, ma non nel modo in cui si vorrebbe. Non sono relazioni cattive. Sono relazioni reali, con i loro limiti.
Eppure, riconoscere questi limiti costa. Costa rinunciare a un’immagine, a una speranza, a volte a un’intera narrazione su come le cose avrebbero dovuto essere. È un lutto che non ha nome, perché non c’è nulla di visibile da piangere. La relazione c’è ancora. Ma qualcosa, dentro, deve morire.
L’illusione della persona perfetta
Di solito cresciamo con un’illusione: che esista qualcuno capace di soddisfare tutti i nostri bisogni affettivi. Qualcuno che sia al tempo stesso rifugio e stimolo, contenimento e libertà, specchio e finestra. Cerchiamo questa persona e, quando crediamo di averla trovata, le affidiamo aspettative enormi.
Ma ogni relazione ha un limite. Non perché sia difettosa, ma perché è una relazione, e le relazioni sono per natura circoscritte. Con una persona possiamo condividere una certa dinamica, un certo tipo di esperienza. Non tutte. Non sempre.
Quando questa consapevolezza arriva, può essere devastante. Non perché l’altro ci abbia deluso, ma perché la realtà si rivela diversa dall’immagine che avevamo costruito. È una disillusione necessaria, che apre però un varco di dolore.
Il lutto delle aspettative
Questo dolore è un lutto. Non per qualcuno che non c’è più, ma per qualcosa che non ci sarà mai. È il lutto di ciò che avremmo voluto ricevere e che quella specifica relazione non può dare. È un lutto silenzioso, spesso non riconosciuto nemmeno da chi lo attraversa.
Finché non lo elaboriamo, restiamo intrappolati. Continuiamo a chiedere all’altro ciò che non può dare. Continuiamo a restare delusi. Continuiamo ad attribuire all’altro la responsabilità di un vuoto che forse nessuna singola persona potrebbe mai colmare.
Il rischio è perdere il contatto con se stessi. Di non riconoscere più cosa si sente davvero. Di oscillare tra la rabbia per ciò che non si riceve e la colpa per il fatto di desiderarlo. Di restare in una relazione senza esserci veramente, o di lasciarla senza aver capito cosa si stava cercando.
Restare senza pretendere
Accettare il limite di una relazione non significa rassegnarsi. Significa smettere di chiedere a quella relazione ciò che non può dare. Significa riconoscere che nessuno può abitare tutte le stanze del nostro cuore. Che per una piena soddisfazione affettiva abbiamo bisogno di più relazioni, ognuna con la sua specificità.
Questa consapevolezza libera. Permette di tornare a vedere l’altro per quello che è, non per quello che vorremmo che fosse. Permette di apprezzare ciò che la relazione offre, invece di concentrarsi su ciò che manca. Permette di restare in contatto con se stessi mentre si resta in contatto con l’altro.
Non è un percorso facile. Richiede di attraversare il dolore invece di evitarlo. Di nominare ciò che manca invece di far finta che non manchi nulla. Di fare spazio a una tristezza che non ha bisogno di essere risolta, solo riconosciuta.
Amare nella realtà
Comprendere come funzionano le relazioni aiuta a non restare intrappolati nell’illusione. Ci insegna che ogni relazione ha la sua forma, il suo limite, il suo dono specifico. Ci ricorda che la felicità non viene dalla soddisfazione di tutti i bisogni, ma dalla capacità di sentirsi connessi. E che questa connessione è possibile anche dentro i limiti.
Forse amare davvero qualcuno significa anche questo: accettare che non potrà darci tutto. E scegliere di restare comunque, non per rassegnazione, ma perché ciò che quella relazione offre ha valore. Perché si può abitare una relazione reale, con i suoi confini, e trovarvi un senso profondo.
Il lutto delle aspettative non è la fine dell’amore. È, forse, il suo vero inizio. Il momento in cui smettiamo di amare un’immagine e iniziamo ad amare una persona. Con tutto ciò che è. E con tutto ciò che non sarà mai.
Danilo Toneguzzi
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